Logo della Repubblica e Cantone Ticino DSS - Politica a favore delle famiglie

AIUTO    RICERCA

 DSS > Politica a favore delle famiglie > Assegni familiari

Organigramma

Informazioni

   

Legge sugli assegni di famiglia

Armonizzazione e coordinamento delle prestazioni sociali

Link cantonali

Istituto delle assicurazioni sociali (IAS)

Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani

Ufficio delle famiglie e dei minorenni

Infofamiglie

Link federali

Famiglia, generazioni e società (UFAS)

Commissione federale per le questioni familiari (COFF)

Linee strategiche 2015 per la politica familiare nazionale (UFAS/COFF)

Le famiglie in Svizzera - dati statistici (UST)

Piattaforma informativa "Conciliabilità tra lavoro e famiglia" (SECO/UFAS)

 

Assegni familiari -
valutazione della Legge sugli assegni familiari

Indagine svolta su mandato dell'Istituto delle Assicurazioni sociali, Dipartimento delle Opere sociali - Bellinzona, marzo 2001



Premessa

La presente valutazione risponde ad un mandato conferito dall'Istituto delle assicurazioni sociali al Dipartimento di lavoro sociale della SUPSI allo scopo di approfondire l'efficacia della Legge sugli assegni di famiglia (di seguito LAF) dell'11 giugno 1996.

La LAF è stata introdotta per colmare le lacune nell'ambito della politica familiare del nostro Paese, attraverso un sostegno finanziario alle famiglie con figli con redditi modesti. Nei suoi intendimenti la Legge non è orientata secondo particolari modelli di vita familiare - ritenuti tutti legittimi qualora non pregiudichino il benessere dei figli e dei genitori - bensì desidera rispondere in modo neutro rispetto alla sfera privata, in particolare in merito alla procreazione, alla cittadinanza e all'esercizio dell'attività lavorativa.

La Legge sugli assegni di famiglia si prefigge di:

  • garantire la libertà di scelta tra avere figli oppure no;
  • dare la possibilità di occuparsi personalmente della cura dei figli (da 0 a 3 anni) o di lavorare e affidarne la cura a terzi (asili nido, ragazze alla pari, madri diurne o altre forma di auto-aiuto);
  • assicurare la libertà di affidare ad un solo genitore (madre o padre) la cura diretta dei figli o di dividersi questo compito lavorando entrambi a tempo parziale;
  • evitare che i costi diretti dei figli siano causa di povertà;
  • disgiungere la politica familiare da quella assistenziale.

Nella valutazione, la verifica del raggiungimento degli obiettivi, è stata effettuata mediante:

  • contestualizzazione della LAF rispetto ai temi dibattuti in ambito di politica familiare in Ticino e in Svizzera;
  • analisi dei dati relativi all'andamento della casistica, all'evoluzione della spesa e alle caratteristiche socio-demografiche dei beneficiari;
  • analisi delle testimonianze raccolte presso 35 famiglie beneficiarie di assegni familiari.

Vengono qui riportati i principali risultati scaturiti dall'analisi della documentazione a disposizione presso l'IAS, dall'elaborazione dei dati riguardanti la situazione dei beneficiari ad aprile 2000 e dalle interviste ai diretti beneficiari di assegni familiari (AF): assegno integrativo (AFI) e assegno di prima infanzia (API).

Il Rapporto di valutazione, in corso di pubblicazione, sarà disponibile presso il Dipartimento di lavoro sociale – DLS, 6952 Canobbio (tel: 091/935.13.11), a partire da fine aprile 2001.


Evoluzione della casistica e della spesa

Dal 1 luglio 1997 al 31 dicembre 2000 sono state inoltrate 5532 richieste di assegni familiari.

La percentuale di istanze accolte si situa attorno al 50%. Le istanze respinte si distinguono tra rifiuti per motivi economici (superamento della soglia di reddito minimo) e rifiuti per ragioni legali (durata del domicilio nel Cantone inferiore a 3 anni e il non rispetto della clausola di rinuncia all'attività lavorativa per almeno il 50% da parte di uno dei due genitori per gli API).

L'evoluzione del numero di beneficiari si caratterizza con un primo periodo (due anni e mezzo), durante il quale l'incremento di richieste è stato costante, per poi iniziare ad assestarsi, a partire da gennaio 2000, attorno alle 1'800 unità di cui circa 300 beneficiarie anche di API.

Grafico 1:
Evoluzione mensile degli AF (luglio 1997 – dicembre 2000)

L'evoluzione della spesa è chiaramente correlata all'andamento dei casi e si è anch'essa stabilizzata a partire da gennaio 2000 a circa 22 milioni di franchi annui per entrambi gli assegni (circa 17 mio per l'AFI e 5 mio per l'API).

L'assegno medio per economia domestica ha iniziato ad assestarsi già a partire da inizio 1999 e si situa oggi attorno ai 950 franchi mensili per gli AFI e ai 1'400 franchi mensili per gli API. Tale andamento è da attribuire al trasferimento iniziale di tutti i casi con figli, al di sotto dei 15 anni, dal dispositivo assistenziale a quello degli AF. Per questa popolazione, la differenza tra fabbisogno e reddito da colmare con gli AF, era più importante rispetto a quella riscontrata negli anni successivi per l’insieme dei beneficiari.

Grafico 2:
Assegno medio mensile per ED beneficiaria (1997-2000)

L'entrata in vigore della LAF ha permesso di togliere molte famiglie con figli dal dispositivo dell'assistenza e di evitare che altre entrassero a farne parte. La stima di tale trasferimento delle spese assistenziali agli AF, preventivata attorno al 40% del totale delle spese per gli AFI, rispecchia il calcolo effettuato per la valutazione (circa 23 mio dall’introduzione della LAF, da luglio 1997 a dicembre 2000).

Il dispositivo degli AF risulterebbe finanziariamente neutro, se la spesa a carico del Cantone corrispondesse unicamente al costo del trasferimento dall'assistenza.


Principali caratteristiche dei beneficiari
e dei nuclei familiari

La popolazione beneficiaria è stata analizzata attraverso alcuni indicatori quali: lo stato civile, la nazionalità, la composizione delle economie domestiche, il tipo di economia domestica (mono o biparentale) e la forma di assegno percepito.

I nuclei familiari si caratterizzano per un'importante eterogeneità di situazioni, per cui risulta particolarmente difficoltoso identificare tipologie precise dell'universo beneficiari. Tuttavia emergono alcune caratteristiche significative; si riscontra una sovrarappresentazione di alcuni gruppi quali le persone divorziate e separate, le famiglie ricostituite (nuove forme di convivenza familiare) e le famiglie monoparentali (il 41% del totale delle persone beneficiarie). Quest'ultime si distinguono inoltre per un numero ridotto di figli a carico (1 figlio e meno frequentemente 2). Tra le bi-parentali prevalgono le situazioni con 2 figli.

Sull'intera popolazione beneficiaria di AF, i nuclei familiari con due figli sono i più rappresentati, seguono i nuclei con un figlio. Meno presenti invece le famiglie con tre o quattro figli; sono rare le situazioni di famiglie molto numerose (cinque o più figli).

Grafico 3:
Numero di economie domestiche per tipo di famiglia

I dati sulla nazionalità delle beneficiarie di AF riflettono la composizione multiculturale del Cantone. Le donne di nazionalità svizzera costituiscono il 44%, percentuale inferiore rispetto alla popolazione di donne svizzere residenti in Ticino. Tale dato si spiega con la maggiore precarietà salariale in cui vengono a trovarsi le famiglie straniere. I redditi mediamente più bassi di questa parte della popolazione la rende maggiormente vulnerabile al bisogno di un aiuto finanziario.

Secondo un raggruppamento delle nazionalità per aree geografiche, non emergono sostanziali differenze nella dimensione media del nucleo familiare tra beneficiarie svizzere e straniere.

Tra coloro che beneficiano di AF, l'82% percepisce unicamente l'assegno integrativo (1540) mentre il 18% (330) riceve entrambi gli assegni.

La percentuale maggiore di API si osserva tra le famiglie monoparentali e biparentali con un solo figlio. Anche a parità di condizioni legali, che danno accesso all'API, superiore è il numero di figli, minore è la necessità, dal punto di vista finanziario, di ricorrere a tale prestazione. In effetti maggiore è il numero di figli, maggiore è il contributo dell'AFI nel colmare il deficit di reddito.

Grafico 4:
Tipo di assegno per ED beneficiaria (ad aprile 2000)

L'ammontare medio annuo degli AFI cresce con l'aumento del numero di figli, in quanto ogni figlio dà potenzialmente diritto ad un assegno aggiuntivo, fino al raggiungimento del minimo vitale.

Le monoparentali rispetto alle biparentali (con il medesimo numero di figli) beneficiano in misura minore dell'API. Per questa categoria di famiglie, infatti, la probabilità di avere figli sotto i tre anni è inferiore rispetto alle biparentali, in quanto le monoparentali diventano beneficiarie di assegni familiari perlopiù a seguito di un divorzio o una separazione quando i figli sono già più grandi.


Misure dell'efficacia del dispositivo degli AF

L'analisi dei redditi dei beneficiari confrontati al fabbisogno serve ad evidenziare l’effetto quantitativo dell'erogazione degli assegni per le diverse tipologie di famiglia.

Grafico 5:
Confronto tra fabbisogno medio e reddito medio per tipo di economia domestica

L'aumento medio del reddito, grazie agli assegni, è pari al 30%; è più importante per le famiglie monoparentali con un figlio (+48%), seguito dalle rimanenti tipologie monoparentali (da +39% a +42%). Tale considerazione non deve tuttavia trarre in inganno sulla disponibilità di reddito finale per le categorie menzionate, che rimangono le più svantaggiate. A causa di un reddito iniziale, mediamente più basso rispetto agli altri nuclei, gli assegni compensano meno il deficit di reddito iniziale.

Grafico 6:
Deficit di reddito medio per tipo di economia domestica

Una prima constatazione significativa riguarda il rapporto fra numero dei figli e famiglie disagiate: con l'aumentare del numero dei figli aumenta il deficit complessivo delle famiglie (fabbisogno meno reddito iniziale), e questo malgrado la progressione positiva del reddito dovuta agli assegni di base.

Il versamento dell’AFI e dell'API si dimostra decisivo, non solo per contenere il deficit medio di reddito familiare, ma anche per diminuirlo proporzionalmente al numero di figli. In altre parole, se il deficit medio iniziale risulta aumentare con il numero di figli, il deficit finale (fabbisogno meno reddito finale) invece, decresce.

La riduzione più importante del deficit di reddito si ottiene grazie all'AFI, che viene erogato sempre prioritariamente. Il dispositivo è quindi più incisivo, in termini di riduzione del deficit di reddito, quanto più la famiglia è numerosa.

Un ulteriore criterio di misura dell’efficacia della Legge è la verifica del numero di economie domestiche che, grazie agli assegni, raggiungono il minimo vitale. Tra i beneficiari di AF, complessivamente il 62% raggiunge il minimo vitale dopo aver beneficiato degli assegni. La probabilità di raggiungere il minimo vitale per le monoparentali risulta in ogni caso inferiore rispetto alle biparentali (tra il 42% e il 50% per le monoparentali e tra il 63% e il 79% per le biparentali).


Analisi qualitativa dell’universo dei beneficiari

L'obiettivo principale dell'indagine qualitativa è di descrivere le condizioni di vita, di lavoro e non lavoro, i rapporti intrafamiliari, dall’interno della popolazione beneficiaria. Le interviste ai beneficiari di AF (in tutti i casi a donne e in alcuni a entrambe i genitori) hanno rappresentato un momento di "ricognizione" del loro tenore di vita inteso, non solo in termini strettamente economici, bensì anche sotto il profilo della qualità della vita e delle relazioni sociali.

Tale osservazione ha permesso di riferirsi a categorie di povertà già rilevate in alcuni lavori di ricerca sociologica, quelle di "povertà unitaria" e di "povertà differenziata".

  • Per quanto relativa, la povertà unitaria è determinata da un insieme di fattori di disagio che riguardano le condizioni abitative ed esistenziali (isolamento, solitudine, da un lato, mancanza di progettualità, di spirito di iniziativa e di possibilità di operare delle scelte, dall'altro). La sovrapposizione di più fattori di disagio aggrava ulteriormente la già precaria condizione economica e tende a cronicizzarla.
  • Nei casi di povertà differenziata, la privazione in un ambito, ad esempio quello monetario, non implica automaticamente privazione negli altri (formativo, relazionale, abitativo).

Nella popolazione beneficiaria di AF sono presenti entrambe le situazioni.

La componente temporale, che si traduce in un costante riferimento alle biografie lavorative e sociali, è da considerare molto importante per elaborare una classificazione delle forme di povertà sulla base dell’ipotesi che la deprivazione è analizzabile come una variabile continua, cioè in giorni, mesi, anni.

Sotto il profilo della durata della povertà si può ad esempio distinguere tra: povertà transitoria, occasionale, ricorrente, persistente, cronica, permanente.

L'analisi della durata di una condizione di povertà e di entrata/uscita da una situazione di bisogno è fondamentale sia per la comprensione del fenomeno nel suo divenire sia per la sua prevenzione: senza il supporto di informazioni dinamiche diventa pressoché impossibile lo sviluppo di politiche in grado di affrontare le cause del problema ed offrire soluzioni adeguate. La concatenazione di eventi esplicativi, le durate degli intervalli di povertà e la forma che le durate assumono nel tempo, costituiscono la dimensione che va compresa e adeguatamente sistematizzata con la raccolta dei dati per poter intervenire o prevenire il processo di impoverimento nel suo complesso.


Povertà al femminile

Dalla verifica delle condizioni di vita delle economie domestiche beneficiarie di AF risulta che sono le donne ad essere a maggiore rischio di povertà cronica, come pure più vulnerabili alle fluttuazioni economiche; esse costituiscono infatti la maggioranza di 'poveri intermittenti' e di fruitori di lunga durata del minimo vitale.

In assenza di una politica che tenga conto delle molteplici necessità delle donne povere e che stimoli la loro autonomia, si crea comunque un nuovo tipo di dipendenza.

Se la povertà delle donne dipende dalla sinergia di problemi derivanti dalle condizioni del mercato del lavoro, dal più consistente carico di responsabilità familiari e dalla natura di sistema di sicurezza sociale, allora ogni piano di prevenzione deve necessariamente fare i conti con tutti e tre questi elementi. Ciò mette in luce il ruolo chiave giocato dal sistema di allocazione degli AF. Ciononostante, l’alleviamento della povertà femminile non può essere risolto all'interno della sola logica dei trasferimenti monetari passivi, finalizzati cioè a garantire un reddito minimo, ma necessita di adeguate politiche familiari.


Rapporto con l'attività lavorativa

Attraverso i racconti degli intervistati, si è voluto mettere in evidenza l'esistenza o meno di un rapporto di causa-effetto tra l'erogazione degli assegni e l’esercizio di un’attività lavorativa.

Si è constatato che tutti i beneficiari intervistati considerano un rientro sul mercato del lavoro una condizione qualitativamente importante per la famiglia stessa. Il lavoro rappresenta un veicolo di socializzazione e di cittadinanza per l'intero nucleo familiare. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, la questione del reinserimento sul mercato del lavoro riguarda la cosiddetta "trappola della povertà". I salari offerti non permettono di coprire le spese indotte dall’assenza di uno dei genitori dall'ambito familiare (cura dei figli, attività domestiche complessive).

Non si tratta solo dei salari offerti ma anche di fasce orarie e di spese necessarie al conseguimento di un reddito (per esempio fuori dal comune di domicilio, necessità di un mezzo di trasporto flessibile, ecc.).


Il contenuto "familista" dell'assegno di prima infanzia

Nella Legge, il contenuto "familista" degli assegni è presente nelle condizioni per l'ottenimento degli API, concepite sulla base di modelli che sembrano non corrispondere più né alle trasformazioni delle strutture familiari, e neppure alle modificazioni intervenute in questi anni nel mercato del lavoro. Le trasformazioni avvenute sul mercato del lavoro, i cambiamenti delle strutture familiari e della divisione dei ruoli tra uomo e donna, rendono sempre più discutibili le concezioni secondo cui la presenza continua ed esclusiva della madre, dopo i primi 8-10 mesi di vita del figlio, sia decisiva per lo sviluppo del bambino. Da una parte la flessibilizzazione delle condizioni lavorative e la segmentazione del mercato rendono la "clausola del 50%" rigida se non addirittura ridondante. Il periodo di 3 anni di sospensione totale o parziale dell'attività lavorativa si scontra con l'aumento della concorrenza all’interno del mercato del lavoro, le accresciute esigenze di aggiornamento professionale e la rapidità dei cambiamenti economici. Di conseguenza il rischio che queste condizioni si trasformino in fattori di esclusione è reale.

L'ansia generata dal senso di esclusione che ne deriva, può prevalere sulla finalità pedagogica all’origine dell'API.


Il miglioramento delle condizioni economiche

Tutti gli intervistati affermano che gli assegni hanno rappresentato un indubbio miglioramento nelle loro condizioni materiali di vita familiare; per molti ciò ha costituito l'uscita dal regime assistenziale con l'acquisizione di un diritto sancito dalla Legge. Da questo punto di vista l'efficacia degli assegni, in quanto misura di contenimento della povertà, è fuori discussione.


Valutazione soggettiva della soglia di povertà

Dalle interviste è solo in parte possibile ricostruire una valutazione soggettiva del minimo esistenziale per tipo di economia domestica. Alla domanda sull’adeguatezza o meno dei parametri di reddito stabiliti dalla Legge, le risposte sono il più delle volte evasive. Il che è spiegabile tenendo conto del senso di riconoscenza da una parte e dell'imbarazzo a esternare le proprie difficoltà di vita.

E' stato possibile però azzardare alcune ipotesi di valutazione soggettiva in modo indiretto, cioè considerando le voci di spesa maggiormente destabilizzanti.

Tra le voci "emergenziali", quella di gran lunga più citata è la spesa per le cure dentarie; segue l'incremento del canone d'affitto corrispondente all'aumento delle dimensioni del nucleo familiare (normalmente la nascita del terzo figlio richiede un locale in più). Le spese generate dalla crescita dei figli e dei bisogni di socializzazione legati all’iter scolastico sono anch'esse fonte di constante preoccupazione. Tutte le voci di spesa legate a vacanze, e attività di svago non entrano neppure in linea di conto.

Va osservato che in questa fascia di redditi l'ubicazione dei beneficiari incide sulla composizione della scheda dei consumi: a seconda di dove ci si trova, le condizioni climatiche, la vicinanza o meno da centri di servizi, nonché dagli istituti scolastici, ecc., incidono sensibilmente sulla composizione e sull’ammontare del budget.


Astrattezza dei criteri di erogazione

L'insieme di queste diversità di condizione socio-economica e culturale non è estraneo a sentimenti di discriminazione e recriminazione che si sono potuti cogliere nelle interviste. Spesso si descrive la propria situazione esistenziale denunciando presunti abusivismi di persone che pure vivono in condizioni analoghe. E' lecito pensare che questa "guerra tra poveri" latente sia la conseguenza dello scollamento fra l'astrattezza dei criteri di equità e il vissuto concreto dei beneficiari più che l'effetto di una desolidarizzazione imputabile al diffondersi di una mentalità individualista.


Reti sociali e vita comunitaria

Per quanto riguarda l'attivazione di dinamiche solidaristiche tali da alleviare la gestione quotidiana, in alcuni casi si assiste a situazioni di isolamento e di scarsità di relazioni sociali tali da precludere qualsiasi forma di collaborazione e sostegno per la cura dei figli a livello di quartiere o di comune. Anche recenti studi sulla femminilizzazione della povertà dimostrano come la crescente mancanza di tempo e la crescente complessità dei bisogni di cura, rendono sempre più difficoltosa l'utilizzazione delle reti di aiuto reciproco.

Inoltre, come sottolineato dai beneficiari interpellati, le difficoltà di attivare delle reti sociali si riscontrano anche all'interno dei rapporti parentali e intergenerazionali rilevati. Ciò riduce le possibilità di ricorrere ai familiari, tradizionalmente presenti nell'ambito della crescita dei figli.


La scelta della procreazione

L'obiettivo principale della LAF, di voler garantire una libera scelta rispetto alla procreazione, trova riscontro in alcune testimonianze dei beneficiari di AF. La decisione di concepire un figlio (talvolta già il primo, in altre situazioni il secondo o il terzo) è favorita dall'esistenza della Legge. Per queste categorie infatti l'onere generato dalla nascita di un figlio risulterebbe insostenibile senza l'apporto degli assegni (in particolare dell'API) o di un altro contributo finanziario.


Conclusioni

L'analisi delle caratteristiche socio-demografiche della popolazione beneficiaria e dell’effetto degli assegni, ha evidenziato che l'efficacia della LAF, come misura di contenimento della povertà, è più forte nel caso delle famiglie numerose (aumenta al crescere del numero di figli). Relativamente svantaggiate sono le famiglie monoparentali in particolare con un figlio.

L'efficacia degli assegni familiari è dimostrata dalla riduzione della povertà economica, tuttavia la loro integrazione con altri ambiti di politica familiare risulta necessaria per trasformare gli AF in strumenti di politica attiva nella lotta contro la povertà. Sganciati da una più articolata politica familiare, gli AF non possono di per sé garantire la libertà di scelta auspicata dalla Legge poiché le trasformazioni del mercato del lavoro e della crescita economica, così come le nuove forme familiari, generano rischi di esclusione particolarmente elevati in questa fascia di popolazione. Affinché la politica familiare, nella quale si iscrivono gli AF, possa realizzare le proprie finalità, occorre creare una maggiore articolazione negli ambiti sociali (asili-nido), economici (flessibilizzazione del mercato del lavoro, misure di inserimento adeguate, riqualifica professionale) ed educativi (offerta di attività extra-scolastiche).

Gli AF possono essere visti come un contributo alla politica demografica dato che, in alcuni casi, la decisione di concepire un figlio è stata subordinata all'introduzione degli assegni di prima infanzia.

Tutti i beneficiari interpellati considerano l'introduzione degli AF come una svolta nel loro tenore di vita. La definizione soggettiva del minimo vitale eccede quella amministrativa per un margine che riguarda la possibilità di far fronte a spese cosiddette voluttuarie come le vacanze, che però hanno un valore socio-culturale molto importante per i figli, o spese emergenziali.

La verifica sul terreno, conferma che i beneficiari di AF vivono in situazione di reale indigenza, una povertà che si estende alla condizione abitativa, esistenziale (l'isolamento e la solitudine sono realtà ricorrenti), progettuale. Non si tratta quindi di mettere in discussione il contributo che gli AF danno a famiglie povere o in situazione precaria. Si tratta invece di completare un dispositivo che a livello federale è considerato un modello da imitare o da generalizzare.

In questa fascia di reddito il tenore di vita, che gli AF mirano a salvaguardare, scaturisce dalla intersezione fra situazione del mercato del lavoro e condizioni di vita familiari. Nella maggioranza dei casi la questione del reinserimento sul mercato del lavoro riguarda la cosiddetta "trappola della povertà": i salari offerti non permettono neppure di coprire le spese indotte dall'assenza di uno dei genitori dall'ambito familiare (attività domestiche complessive, cura dei figli). Tutti i beneficiari intervistati considerano un rientro sul mercato del lavoro una condizione come qualitativamente importante per la famiglia stessa. Di conseguenza misure accompagnatorie, atte a facilitare il reinserimento, si inscrivono anch'esse a pieno titolo nella politica familiare.

In più casi lo scadere dell'API risulta traumatico. Ad esempio riguardo alla possibilità di collocare il figlio alla scuola dell'infanzia, le situazioni variano molto da comune a comune, come pure le condizioni del mercato del lavoro estremamente differenziate sull'intero territorio cantonale, ciò che conferma che criteri uguali per condizioni diverse non garantiscono le condizioni di equità.

Dall'indagine qualitativa scaturisce la sottovalutazione del ruolo delle donne all’interno delle famiglie. La politica familiare deve essere maggiormente declinata al femminile se si vuole evitare che il miglioramento della condizione economica della famiglia attraverso gli AF generi nuove forme di dipendenza.

I risultati dello studio del BASS, di recente pubblicazione, rafforzano le conclusioni della valutazione. L'importanza di questo studio consiste nel dimostrare che gli aiuti diretti alle famiglie con figli, da loro esemplificato con il "modello ticinese", sono i più efficaci sia sul piano della redistribuzione orizzontale e verticale, sia su quello della riduzione del tasso di povertà.


Glossario degli elementi costitutivi della LAF

L'assegno di base (AB) viene erogato ai lavoratori salariati ed è indipendente dalla situazione economica dei genitori. Le condizioni per il suo ottenimento sono, cumulativamente, la custodia del figli, l'esercizio di un’attività salariata del genitore presso un datore di lavoro assoggettato alla legislazione cantonale e il limite di età dei figli, fino a 15 anni.

L'assegno per giovani in formazione o giovani invalidi (Aform) è previsto per figli agli studi o in tirocinio, rispettivamente che devono seguire una formazione speciale a seguito di un danno alla salute fisica o psichica. Esso viene erogato alle medesime condizioni dell'assegno di base ad eccezione del limite di età dei figli, che può variare ma non oltrepassare il ventesimo anno di età.

L'assegno integrativo (AFI) è riconosciuto alle famiglie domiciliate nel Cantone quando il loro reddito non è sufficiente a coprire il minimo vitale. Viene concesso a genitori soli (famiglie monoparentali) sposati o conviventi (famiglie biparentali), che vivono con i figli, e che hanno il domicilio nel Cantone da almeno tre anni. Esso è indipendente dalla qualifica professionale; si tratta quindi di un assegno a carattere universale e selettivo. L'assegno risulta dalla differenza fra il fabbisogno vitale del nucleo familiare e il reddito familiare effettivo (a cui va aggiunto l'eventuale assegno di base), ma non può in ogni caso superare il "costo del figlio" secondo i parametri legali.

L'assegno di prima infanzia (API) copre il fabbisogno dell'intera famiglia quando almeno un figlio ha meno di 3 anni. E’ riconosciuto ai genitori domiciliati da 3 anni nel Cantone, i quali, per dedicarsi alla cura della prole, non esercitano alcuna attività lucrativa oppure l'onere lavorativo non supera il 50% (mezza giornata al massimo ogni giorno). Per le famiglie biparentali, al genitore che non si occupa della cura del figlio, e che rinuncia ad un reddito senza giustificati motivi, è computato un reddito ipotetico (parziale o totale).

Sintesi dei risultati
Carmen Vaucher de la Croix
Christian Marazzi

 

 

 

 

Informazioni per gli assegni familiari

Istituto delle assicurazioni sociali
Via Ghiringhelli 15a
6501 BELLINZONA

tel. +41 91 821 91 11
fax +41 91 821 92 99

dss-ias@ti.ch

 

Informazioni per altre prestazioni o consulenze

Divisione dell'azione sociale e delle famiglie
viale Officina 6
6501 BELLINZONA

tel. +41 91 814 70 11
fax +41 91 814 70 29

dss-dasf@ti.ch

   

 

 

Ultimo aggiornamento: 19.05.2004  |  Informazioni legali  |  Requisiti minimi  |  Contatta il webmaster