Messaggio

 

     
numero 5617    
data

11 gennaio 2005

   
dipartimento Istituzioni / Educazione Cultura e Sport    
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Rapporto del Consiglio di Stato sull’iniziativa parlamentare 22 marzo 2004 presentata nella forma elaborata da Yasar Ravi per il Gruppo PPD e Generazione Giovani per l’istituzione di un "Giorno della memoria" in ricordo delle vittime e dei popoli oppressi, discriminati o che hanno perso la vita in ragione del loro pensiero, della loro etnia, religione, razza, origine, del loro sesso o per altre ragioni discriminatorie inammissibili in uno Stato democratico moderno

Signor Presidente,

signore e signori deputati,

ci pregiamo presentare il nostro messaggio, ai sensi dell’art. 97 cpv. 3 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, sull’iniziativa parlamentare sopra indicata.

La citata iniziativa parlamentare si riallaccia a una petizione indirizzata l’11 marzo 2003 all’attenzione del Gran Consiglio dall’ex deputato Stefano Malpangotti per l’istituzione con decreto legislativo di un "Giorno della memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico, delle vittime e dei deportati nei campi nazisti. In riferimento a questa petizione, il Gran Consiglio, nella sua seduta del 22 marzo 2004, ha accolto le conclusioni del rapporto di maggioranza dell’8 marzo 2004 della Commissione delle petizioni e dei ricorsi, la quale, da un lato, ha invitato il Parlamento cantonale ad archiviare la petizione stessa, e nel contempo, dall’altro, ha invitato il Consiglio di Stato a voler promuovere - nei percorsi di studio delle scuole medie, professionali e medie superiori - delle giornate di approfondimento e sensibilizzazione sull’Olocausto, gli stermini di popoli e le tragedie umane. Il rapporto di minoranza dell’8 marzo 2004 della Commissione delle petizioni e dei ricorsi aveva invece invitato il Gran Consiglio ad accogliere la petizione dell’ex deputato Stefano Malpangotti.

Successivamente, il 22 marzo 2004, il deputato al Gran Consiglio Yasar Ravi ha presentato una iniziativa parlamentare nelle forma elaborata per l’istituzione di un "Giorno della memoria" in ricordo delle vittime e dei popoli oppressi, discriminati o che hanno perso la vita in ragione del loro pensiero, della loro etnia, religione, razza, origine, del loro sesso o per altre ragioni discriminatorie inammissibili in uno Stato democratico moderno La proposta legislativa contenuta in tale iniziativa parlamentare prevede, nell’art. 1, che la Repubblica e Cantone Ticino riconosce un "Giorno della memoria", che verrà determinato dal Consiglio di Stato, al fine di ricordare tutti i crimini contro l’umanità in ricordo delle vittime e dei popoli oppressi, discriminati o che hanno perso la vita in ragione del loro pensiero, della loro etnia, religione, razza, origine, del loro sesso o per altre ragioni discriminatorie inammissibili in uno Stato democratico moderno, ed enuncia, nell’art. 2, il principio secondo cui in occasione del "Giorno della memoria", si invitano tutti gli istituti preposti alla formazione, di ogni ordine e grado, ad organizzare incontri e momenti di riflessione sui crimini contro l’umanità, in modo da conservare nel futuro la memoria su tali fatti tragici ed oscuri della storia, ed affinché simili eventi non possano mai più accadere. A sostegno della sua richiesta, l’autore dell’iniziativa adduce, in particolare, che l’istituzione di un "Giorno della memoria" per ricordare i crimini contro l’umanità costituisce un passo importante per ricordare le atrocità del passato, studiare le misure di lotta contro la xenofobia, l’antisemitismo ed il razzismo, e rappresenta inoltre, senza ombra di dubbio, un atto di rispetto verso le vittime di tali tragedie ed i loro familiari.

Lo scrivente Consiglio condivide lo scopo perseguito dall’iniziativa parlamentare qui in discussione. Infatti, la proposta di organizzare una "Giornata della memoria" nelle scuole può essere recepita come occasione - per giovani ed adulti - di riflettere su alcuni temi e tragedie che hanno caratterizzato il passato e che contraddistinguono ancora la realtà attuale. A questo riguardo, la scuola è un ambito privilegiato nel quale possono essere affrontati questi temi, che sono compresi nelle finalità che la stessa deve promuovere: infatti, l’art. 2 cpv. 2 lett. b) della Legge della scuola stabilisce significativamente che quest’ultima, interagendo con la realtà sociale e culturale e operando in una prospettiva di educazione permanente, sviluppa il senso di responsabilità ed educa alla pace, al rispetto dell’ambiente e agli ideali democratici.

Alla luce di questo principio, la scuola - seppur con modalità differenziate a seconda dell’età degli allievi e degli obiettivi programmatici - già ora è impegnata nel formare i giovani alle vicissitudini del passato e del presente. Ciò avviene in primo luogo nel contesto dei programmi di storia, come pure in quelli di educazione alla cittadinanza e di conoscenza delle istituzioni.

A questi contributi si affiancano pure iniziative promosse dalle singole sedi scolastiche, durante le quali si trattano argomenti quali il razzismo, le privazioni della libertà, i diritti fondamentali dell’uomo, la pena di morte e i crimini contro l’umanità. Non mancano al riguardo - e sono sempre più numerose - le sollecitazioni in questo senso rivolte alle scuole, affinché le giovani generazioni siano a conoscenza di questi fatti e si pongano le premesse per prevenire situazioni del genere. La scuola è quindi chiamata a definire delle priorità e a fare in modo che il perseguimento degli obiettivi educativi e formativi previsti dai programmi di studio non sia distolto dall’eccessiva presenza di proposte disparate.

Ad esemplificazione del coinvolgimento della scuola, si possono citare in quest’ambito le seguenti proposte, che hanno interessato, seppur in forme e modalità diverse, i nostri istituti scolastici:

- la presentazione di Amnesty International nelle scuole medie;

- la giornata dei diritti del fanciullo (20 novembre);

- la sensibilizzazione, da parte della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione, in occasione della giornata della memoria dell’Olocausto, che ricorre il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz;

- le proposte della Fondazione educazione e sviluppo in materia di diritti dell’uomo.

Da queste brevi considerazioni si può quindi desumere che la scuola non è di certo estranea dal riflettere sugli argomenti indicati dall’iniziativa parlamentare in narrativa. La proposta formulata nell’atto parlamentare in questione dovrà poi essere attuata, dal profilo concreto, nel senso che ogni sede scolastica potrà definire nel modo più opportuno e in forme differenziate l’approccio al tema e la sua integrazione, affinché il discorso abbia una sua coerenza, nel curricolo scolastico. Inoltre, più che un obbligo per le scuole, quanto proposto dall’iniziativa parlamentare - e d'altronde l’art. 2 della stessa va in questa direzione - dovrà essere inteso come un invito, rivolto agli istituti scolastici, a riflettere sulle tragedie del passato e sulle minacce che possono caratterizzare, ancora oggi, alcune popolazioni del nostro pianeta.

Per quel che concerne l’aspetto formale, dalle discussioni già svoltesi in seno alla Commissione delle petizioni e dei ricorsi, è nettamente emersa l’opinione secondo cui il "Giorno delle memoria" non vada istituito mediante un atto legislativo, ma che il Consiglio di Stato debba dare forza normativa ai contenuti dell’iniziativa in questione attraverso un decreto esecutivo che ne assuma lo spirito e le intenzioni. Aderiamo pienamente a una simile impostazione, la quale ha il pregio di non appesantire il nostro corpo legislativo. In quest’ambito, d'altronde, l’art. 8 della Legge della scuola già attribuisce al Consiglio di Stato la competenza di emanare le disposizioni di applicazione, e il decreto esecutivo che recepirà gli intendimenti dell’iniziativa trova il suo fondamento nel già citato art. 2 cpv. 2 lett. b), che assegna alla scuola il compito di educare alla pace e agli ideali democratici.

Inoltre, si dovrà, dal profilo organizzativo, adottare i provvedimenti necessari - senza però cagionare ulteriori aggravi finanziari allo Stato - affinché le scuole possano conseguire gli obiettivi insiti nell’iniziativa (per esempio attingendo alla documentazione concernente il tema dei crimini contro l’umanità e dei diritti umani, o facendo capo a relatori esterni).

Con le summenzionate precisazioni, lo scrivente Consiglio accoglie favorevolmente il postulato alla base dell’iniziativa parlamentare in questione, che conviene attuare attraverso la forma del decreto esecutivo.

Vogliate gradire, signor Presidente, signore e signori deputati, l'espressione della nostra massima stima.

Per il Consiglio di Stato:
Il Presidente, G. Gendotti
Il Cancelliere, G. Gianella