| Mozione | |||
| data | 17 settembre 2007 | ||
| presentata da | Sergio Savoia | ||
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Per una vera strategia di riduzione del danno nel campo della prostituzione Introduzione al problema Il fenomeno della prostituzione coinvolge direttamente o indirettamente diversi settori di grande importanza per il buon funzionamento dello Stato, quali l’ordine e la salute pubblica, l’economia, l’immigrazione, e le leggi a tutela dei lavoratori. Per molti è un problema morale individuale. Per tutti la prostituzione è un problema d’ordine sociale. Infatti, nel nostro Paese l’esercizio della prostituzione è legale. Diventa illegale solo quando chi si prostituisce non è in regola con le disposizioni della Legge sulla dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS), oppure non paga le tasse. Dal profilo tecnico, le operatrici del sesso possono essere divise in tre categorie: 1. quelle che sono in regola con la legge; 2. quelle non sono in regola con la legge, ma che praticano il mestiere in modo volontario; 3. quelle che in realtà sono vittime, perché praticano il mestiere in modo non volontario. Quante sono le prostitute nel nostro Paese? Si stima che il numero delle prostitute operanti in Svizzera superi di molto le 10’000 unità. La quantificazione è difficile perché la maggior parte di loro, forse più della metà, non è in regola con la legge e quindi non si registra. Va inoltre considerato che la categoria delle prostitute è molto mobile: è dunque arduo stimare quante operatrici del sesso in regola con la legge sarebbero necessarie per coprire la domanda di sesso a pagamento, generata dal mercato. Valutazione sul numero nel Ticino Nel Ticino, la CASI (Club Associati Svizzera Italiana) ha recensito nei propri locali 17 prostitute in regola con la legge. Il censimento è stato fatto il 6 dicembre 2006, quando l’associazione rappresentava circa un terzo dei locali con esercizio della prostituzione presenti sul territorio cantonale. Durante lo stesso periodo, la Polizia cantonale ha recensito circa 400 prostitute: circa 200 sono registrate presso le competenti autorità. Se ne deduce che il turnover è importante: per saturare in modo legale la domanda sull’arco dell’anno potrebbero essere necessarie, nel Ticino, ben 1600 prostitute. È impossibile sapere se la valutazione esposta sopra corrisponde al vero, pur se essa appare verosimile. L’unica cosa certa è che questo fenomeno, ben radicato e in pieno sviluppo nella realtà del nostro Paese, è sconosciuto, almeno sul piano scientifico. Non ci sono dati certi che ne attestino l’ampiezza, non ci sono dati affidabili che ne misurino l’impatto sui vari settori che esso tocca: fiscalità, migrazione, leggi sul lavoro, sulla salute, e sulla sicurezza. Problemi di criminalità e di sicurezza L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa valuta che la cifra d’affari generata dalla tratta degli esseri umani abbia superato quella del traffico di droga e del traffico d’armi. Raggiungerebbe i 35 miliardi di dollari l’anno. Secondo l’Organizzazione mondiale della migrazione (OIM), più di 200’000 persone sono vittime della tratta, in Europa. Vittime della tratta di esseri umani le troviamo anche sui mercati del sesso del nostro Paese. Il problema, per le forze dell’ordine, è che, in un bordello, una schiava non ha segni caratteristici immediatamente riconoscibili che la distinguano da chi esercita, seppure in modo illegale, una prostituzione di tipo volontario. Le prostitute, in particolare quelle che operano illegalmente, sono dunque facili vittime di crimini (furti, rapine, stupri, usura, sfruttamento, ecc.). Nella maggior parte dei casi, esse non li denunciano, perché temono, a torto o a ragione, di essere allontanate dal territorio. È una situazione che facilita il radicamento e lo sviluppo di organizzazioni criminali nel nostro territorio. Problemi riguardanti le Leggi sul lavoro Osserviamo che una parte dei gestori di bordello, oltre che affittare le camere a prezzi esagerati, obbliga le prostitute a far consumare i clienti prima di salire in camera, e/o impone loro orari di lavoro al bar. Non è raro che il gestore imponga alla prostituta di fornire prestazioni sessuali gratuite, pena l’espulsione dal proprio locale. Tutto questo accade perché una percentuale elevatissima di lavoratrici è rappresentata da clandestine, che non possono denunciare i soprusi subiti. I dati in nostro possesso non ci permettono di valutare il numero di reati. È un campo in cui è in pratica impossibile eseguire sondaggi in cui le ragazze interrogate riferiscano dei reati di cui sono state vittime. Oltre a situazioni di sfruttamento dovute ad alcuni gestori di bordello, notiamo che, nel nostro Paese, la Dichiarazione dei diritti umani sia nella pratica ben poco rispettata malgrado le nostre leggi. Il discorso fatto oggi sulla tratta degli esseri umani relega in secondo piano la problematica dei diritti dei migranti, rafforzando la discriminazione contro le persone immigrate per prostituirsi. Da dove vengono le prostitute La maggior parte delle ragazze a pagamento provengono dall’America centrale e meridionale, Paesi i cui cittadini non si possono mettere in regola con la legge, neanche se lo volessero. Non possono ottenere un permesso di lavoro. Ma non le si possono respingere alla frontiera, perché non hanno bisogno di un visto per visitare la Svizzera in qualità di turiste. Come tali, possono soggiornare per tre mesi. Rappresentano una gran parte del mercato del sesso. Alcune sono in regola, perché hanno contratto un matrimonio, spesso a pagamento. La maggior parte, però, non si può mettere in regola. Oltre alle brasiliane e alle colombiane, ci sono anche le romene e le bulgare. Anche loro non si possono mettere in regola. A differenza delle ragazze dell’America latina, le ragazze dell’Est sono spesso sfruttate da criminali, a volte organizzati in bande, che nella migliore delle ipotesi si fanno mantenere dalle loro donne, nella peggiore le schiavizzano. Perché le prostitute "regolamentabili" non si mettono in regola Nel Ticino, il fisco tassa d’ufficio le prostitute, per un’imponibile di 70’000 franchi di guadagno netto annuale, che equivale a circa 1000 franchi di tasse al mese (10 prestazioni sessuali). Bisogna aggiungere circa 250 franchi di cassa malati obbligatoria (2,5 prestazioni), e le assicurazioni sociali (8 prestazioni). Si arriva a circa 20 prestazioni. Essere “legali”, per alcune ragazze, può rappresentare un lusso che non sempre si possono permettere. Troppe di loro, dopo aver fatto tutte le pratiche per mettersi in regola, hanno preferito non ritirare i permessi di lavoro e rimanere nell’illegalità. La ragione è che la tassazione d’ufficio è uguale per tutte le ragazze, e non tiene conto del fatto che molte non lavorano da noi per 12 mesi filati. Obbligare anche quest’ultime a pagare una somma così alta frena la legalizzazione auspicata. Specialmente perché è facile operare al di fuori della legge, visto che comunque oltre il 50% di chi opera nel settore lo fa in nero. È un aspetto di cui è indispensabile tenere conto, se vogliamo che si mettano in regola. Problemi di salute pubblica Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio federale della sanità, le segnalazioni concernenti le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento. Ciò non significa evidentemente che tale aumento sia imputabile alle prostitute. Anzi, proprio questo è il problema: allo stato attuale risulta impossibile oggi chiarire se - e in che misura - l’aumento dei contagi sia connesso alla prostituzione e se quindi sarebbe opportuno adeguare alla realtà le campagne di prevenzione che si fanno nel mondo della prostituzione. Anche qui ci mancano i dati. Di sicuro, una prostituta in regola con la legge può proteggere la sua salute e quella dei propri clienti meglio di chi non è in regola con la legge, o di chi si prostituisce in un contesto di cattività. Per concludere sulla situazione attuale Oltre la metà delle prostitute lavora illegalmente e l’attuale strategia messa in campo non permette alle forze dell’ordine di utilizzare le proprie energie per lavorare contro il crimine in modo efficace. È improbabile che si possa aver ragione con metodi draconiani di un fenomeno ben radicato: si rischierebbe di innescare un “effetto canapai”, simile a quello conosciuto dal Ticino nel 2003. Inoltre, mancano le conoscenze di base necessarie a regolamentare il fenomeno in modo efficace, per proteggere le vittime, e per mettere fuori gioco i criminali. Ne possiamo uscire se approfondiamo il problema È indispensabile trovare una soluzione che riporti la situazione sotto il controllo delle autorità. Per fare questo è indispensabile studiare il fenomeno e raccogliere le informazioni necessarie a creare delle leggi efficaci ed applicabili al contesto venutosi a creare. Per poter fare ciò occorre che il fenomeno "emerga". Proponiamo dunque che il Cantone predisponga un gruppo di lavoro interdisciplinare che consideri le necessità e i punti di vista di tutti gli attori in gioco e che valuti in tempi brevi la possibilità di creare un permesso temporaneo di lavoro che tenga conto delle considerazioni esposte sopra. Il risultato di questa indagine verrà poi presentato alle autorità federali. Questo "permesso temporaneo" renderebbe possibile l’attuazione di un progetto pilota limitato nel tempo, basato su una strategia chiara di riduzione del danno. Per "limitato nel tempo" si intende il tempo necessario a misurarne scientificamente gli effetti sui diversi settori di primordiale importanza per il buon funzionamento della Società, come la sicurezza, la salute pubblica, l’economia, l’immigrazione, le leggi sul lavoro, e poter poi così legiferare con cognizione di causa.
Sergio Savoia |
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