| Risposta a Interrogazione | |||
| numero | r12.08 | ||
| numero della risoluzione | 3425 | ||
| data della risoluzione |
25 giugno 2008 |
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| Interrogazione presentata da | Giuseppe (Bill) Arigoni | ||
| documenti correlati | interrogazione | ||
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Discarica e amianto Signor deputato, facciamo riferimento alla sua interrogazione del 21 gennaio 2008 relativa al deposito in discarica di rifiuti edili contenenti amianto. Prima di rispondere alle singole domande ci sembra doveroso, sentite la Sezione protezione aria, acqua e suolo (SPAAS), la Sezione sanitaria e la Sezione sviluppo territoriale (SST), esprimere alcune considerazioni sulla questione dell’amianto nelle abitazioni e sul contenzioso, sorto già a partire dal 2005, in merito alla discarica per materiali inerti situata a Stabio nella zona di confine con il Comune di Cantello (I), e sfociato recentemente con una denuncia da parte dell’Associazione in difesa degli animali e dell’ambiente (AIDAA) di Milano. In generale Amianto nelle abitazioni In Ticino, analogamente agli altri Cantoni, ci si è occupati dell’amianto utilizzato nell’edilizia o in altre applicazioni di uso corrente già a partire dalla seconda metà degli anni ’80. In particolare sono state risanate le situazioni maggiormente a rischio per la salute dell’uomo, legate non solo alle attività professionali, ma anche alla presenza di amianto debolmente agglomerato in forma floccata (a elevato potenziale di pericolo per un’estrema facilità a disperdere le fibre di amianto nell’aria ambiente) in infrastrutture e luoghi pubblici (scuole, edifici amministrativi, centri commerciali ecc.). Questa lista descrive 58 situazioni di cui 40 sono state risanate mediante l’asportazione totale dell’amianto floccato con susseguente smaltimento presso enti autorizzati e in 18 (di cui 10 centrali idroelettriche) gli interventi hanno interessato il confinamento/isolamento del materiale tale da impedire durevolmente la dispersione nell’aria ambiente delle pericolose fibre. Dato il largo uso di amianto in materiali del settore edile negli anni ’60-’80 rimangono da risanare quelle situazioni che man mano si presentano al momento di una domanda di costruzione per la ristrutturazione, l’ampliamento o la demolizione di edifici esistenti. In questi casi l’istante oltre a dover dare informazioni dettagliate sull’’uso e smaltimento di materiali edili con sostanze pericolose alla salute e all’ambiente (vedi pto. 17 del formulario della domanda di costruzione) deve allegare il formulario "Concetto di smaltimento dei rifiuti di cantiere" debitamente compilato secondo la Raccomandazione SIA 430 sulla demolizione pianificata. In questo contesto risulta fondamentale il ruolo dei Comuni che, in qualità di organo di vigilanza locale, sono tenuti a informare i committenti e la popolazione sulla prassi corretta nella gestione dei materiali contenenti amianto e al controllo del rispetto delle prescrizioni legali e di uso. Al termine dei lavori, quando vengono segnalati materiali contenenti sostanze pericolose, l’istante deve fare compilare dal/dagli imprenditore/i i certificati di smaltimento da esibire su richiesta all'autorità. Come ha affermato recentemente l’Ufficio federale della sanità, ancora oggi due edifici su cinque contengono amianto con i relativi rischi per la salute: è dunque necessario proseguire gli interventi di asportazione per i casi gravi, di confinamento, eventuale asportazione e monitoraggio per quelli minori. Ma il tema è trasversale a più ambiti, coinvolge enti pubblici e privati e non è di semplice gestione. Serve dunque informazione. E tra i principali strumenti della stessa troviamo la Rete InfoAmianto, gruppo cantonale voluto dal Governo e composto da partner di diversi settori. Sempre sul tema dell’amianto riportiamo un breve passaggio contenuto nell’opuscolo "Amianto nelle abitazioni" edito dall’Ufficio federale della sanità e pubblicato nel maggio del 2003: (…) Oggi i maggiori rischi insorgono più frequentemente quando si manipolano materiali contenenti amianto senza la dovuta attenzione. Strappando ad esempio un rivestimento di un pavimento contenente amianto si liberano delle fibre. Lo stesso vale anche per chi taglia ardesie di tetti contenenti amianto con seghe circolari. Le situazioni sopra descritte vengono gestite secondo criteri dettati appunto dall’Ufficio federale della sanità e dalla SUVA. Per quanto riguarda il corretto smaltimento si può dire che il materiale contenente amianto fortemente agglomerato (ardesie per tetti e facciate, lastre ondulate ecc.), in considerazione delle sue proprietà e in ossequio all’Ordinanza tecnica sui rifiuti (OTR), viene messo a dimora definitiva in una discarica per materiali inerti come per esempio quelle di Stabio, Mezzovico, Gordevio, Personico, Bedretto e Gnosca mentre quello con amianto debolmente agglomerato, viene inviato oltre Gottardo come rifiuto speciale dalle ditte autorizzate e depositato in apposite discariche. La discarica di Stabio e il contenzioso con Cantello (I) La discarica per materiali inerti di Stabio è stata realizzata ed è gestita dal 1989 ad oggi in piena conformità con i disposti di legge federali e cantonali in materia pianificatoria, edilizia e ambientale. Inoltre tutte le procedure di PD hanno coinvolto le Regioni Lombardia e Piemonte con le relative Province. Giova infatti notare che la discarica è definita dalla scheda 5.4 (dato acquisito) di PD approvata il 22 febbraio 2002 da parte del DATEC ed è inclusa a livello cantonale nel Piano di gestione dei rifiuti (PGR) approvato dal Consiglio di Stato il 1° luglio 1998 e a livello comunale nel PR di Stabio approvato dal Consiglio di Stato con risoluzione n. 2120 del 7 maggio 2002. A partire dal 2002 la discarica per materiali inerti di Cà del Buscat è in possesso anche di un’autorizzazione di gestione rilasciata dalla Divisione dell’ambiente del Dipartimento del territorio in ossequio all’Ordinanza tecnica sui rifiuti (OTR). Il monitoraggio della discarica, in particolare il controllo analitico delle acque sotterranee è iniziato nel 1997 (2 piezometri ubicati a valle della discarica in direzione del confine nazionale, 2 piezometri ubicati in direzione del pozzo di captazione dell’acqua potabile di Stabio e 5 piezometri ubicati attorno alla discarica ex-Miranco). Per quest’ultima discarica i controlli sulla qualità della falda sono già iniziati nel 1978, mentre i lavori di bonifica, per i quali il Consiglio di Stato ha richiesto un credito di 10 mio di Fr., sono iniziati lo scorso 30 marzo e si concluderanno con ogni probabilità per la prima fase nel mese di agosto (potrà seguire, solo se si rendesse tecnicamente necessaria, una seconda fase di risanamento). Il contenzioso con il Comune di Cantello (I) in merito alla discarica autorizzata per materiali inerti di Stabio è iniziato nel gennaio del 2005, con una denuncia del Comitato cittadini di Gaggiolo di Cantello. A partire da quella data si sono susseguiti dapprima degli scambi di corrispondenza con la Provincia e la Prefettura di Varese e in seguito alcuni incontri chiarificatori tra i rappresen-tanti del nostro Dipartimento, i responsabili della gestione della discarica e le autorità del Comune di Cantello e di Stabio. Ciò malgrado, le lamentele da parte italiana sono continuate anche durante il 2006, ma non più attraverso i canali istituzionali come finora, bensì attraverso i media regionali e nazionali (giornali, radio e televisioni pubbliche e private). Questo ulteriore sviluppo della polemica ha richiesto l’intervento e la mediazione del Console generale d’Italia nonché Ministro plenipotenziario Alessandro Pietromarchi e, nel gennaio del 2007, la creazione di un gruppo di lavoro tecnico italo-svizzero. Dopo alcune riunioni interlocutorie, il 22 maggio 2007 in un incontro tra le parti a Lugano, alla presenza del Console generale d’Italia a Lugano e del Console generale di Svizzera a Milano, il contenzioso fu risolto. Infatti la soluzione proposta dal gruppo tecnico, che prevedeva un abbassamento della quota massima, la riduzione del volume utile di deposito e di conseguenza un minor impatto sulle case a ridosso del confine italo-svizzero, aveva trovato il pieno accordo sia da parte delle autorità italiane (Regione Lombardia, Provincia di Varese, Comune di Cantello) che da quelle ticinesi (Dipartimento del territorio, Comune di Stabio). Nel frattempo sono quasi terminati i lavori di sistemazione finale della prima tappa, che sono stati eseguiti nel pieno rispetto degli accordi presi con la controparte italiana e chiaramente in ossequio alla legislazione ambientale svizzera. Fatta questa doverosa premessa, nel merito delle singole domande prendiamo posizione come segue. 1. Chi controlla il materiale depositato? Il controllo dell’idoneità del materiale in ingresso viene svolto dal responsabile della discarica, mentre l’Ufficio gestione rifiuti della Sezione protezione aria, acqua e suolo, in qualità di autorità di sorveglianza, controlla l’osservanza degli obblighi iscritti nell’autorizzazione di gestione e i dispositivi tecnici, in particolare i piezometri per il controllo della qualità della falda acquifera interessata dalla discarica. Vengono inoltre presi i provvedimenti, tecnico/gestionali, necessari per evitare emissioni di polvere e di rumori molesti 2. Come viene trattato? Il materiale in ingresso è generalmente suddiviso in materiale di scavo e in materiale di demolizione, visto che, normalmente, le tariffe di smaltimento non sono uguali. Se ritenuto idoneo e se non contiene più del 5% di metalli, materie plastiche, legname ecc, il materiale viene incorporato tal quale sulla base di un piano di riempimento e del progetto approvati. Il materiale non idoneo, ai sensi dell’OTR, viene smaltito in un impianto di termovalorizzazione o nella discarica di Valle della Motta, nel settore adibito ai rifiuti non combustibili. Generalmente non è previsto alcun tipo di trattamento ad eccezione delle discariche provviste di impianti di vagliatura e/o di frantumazione. In questi casi il materiale in ingresso a dipendenza della sua tipologia viene vagliato e frantumato ottenendo delle componenti riciclabili (ghiaia, terra, beton, asfalto) che vengono o vendute o inviate ad ulteriori impianti di riciclaggio; il resto (demolizione misto, argilla, materiali inquinati, eternit, ecc.) viene invece depositato definitivamente nella discarica. 3. C’è un inventario della merce depositata? Si. Tutto il materiale in ingresso viene registrato in una banca dati con le informazioni riguardanti la data d’ingresso, il tipo di materiale (in alcuni casi viene indicato anche il codice secondo l’Ordinanza sul traffico dei rifiuti), la quantità (m3 misurato in sciolto) e il nome del trasportatore o dell’impresa di costruzione. Al termine di ogni anno, i dati complessivi registrati nelle discariche autorizzate in Ticino, vengono pubblicati nell’ambito del censimento cantonale dei rifiuti. 4. Ogni deposito viene dichiarato e si sa da dove arrivano gli inerti? In generale (vedi risposta alla domanda 3) del materiale che arriva in discarica non si conosce né il Comune né il cantiere di provenienza. Fanno eccezione gli apporti di materiale proveniente dal risanamento di un sito contaminato (materiale inquinato in modo tollerabile o di qualità inerte secondo OTR). In caso di apporto di cemento-amianto (lastre di eternit), il gestore viene per contro preliminarmente informato e predispone uno specifico settore per l’immediato interramento. 5. Questa discarica fa parte dei siti inquinati (presenza di amianto) inventariati dal Gruppo Info-Amianto? La Rete InfoAmianto non ha nel suo mandato il compito di inventariare siti inquinati, eventualmente con presenza di amianto. Segnaliamo comunque che tutte le discariche per inerti autorizzate, che figurano nel PGR, in grado anche di procedere al ricovero di materiale in fibrocemento fortemente agglomerato, sono repertoriate nel catasto dei siti inquinati ai sensi della relativa ordinanza federale di applicazione. Tali siti sono per altro riportati nel sito www.ti.ch/reteinfoamianto e www.ti.ch/gestione-rifiuti. La Rete InfoAmianto è stata per contro coinvolta nell’aggiornamento della lista degli edifici floccati (lista BUWAL del 1985). L’aggiornamento è stato effettuato e il Governo si riserva di far conoscere prossimamente se e come ritiene opportuno diffondere i contenuti di questo documento. 6. Quanti siti o situazioni delicate ci sono in Ticino? Si rimanda alla risposta precedente. 7. Il lavoro di ricerca fatto dal Gruppo InfoAmianto sui luoghi con presenza d’amianto può essere reso pubblico? Il lavoro di ricerca effettuato dalla Rete InfoAmianto ha preso in considerazione solo gli edifici con la presenza di amianto floccato (debolmente agglomerato). In questo contesto è stata tenuta costantemente aggiornata la lista delle situazioni per un duplice scopo: operativo per le situazioni in cui l’amianto floccato è ancora presente ma in forma confinata/isolata rispettivamente, e - in considerazione delle lunge latenze degli effetti contrari alla salute dovuti all’amianto - come memoria storica per un’eventuale gestione del problema degli esposti. Circa un’eventuale pubblicazione, il Consiglio di Stato in un suo parere giuridico ha espresso parere favorevole trattando la lista essenzialmente edifici con floccati di amianto a frequentazione pubblica. Condizione per tale operazione è che la lista sia completa e con dati aggiornati. La Rete InfoAmianto ha perciò recentemente rassegnato al Consiglio di Stato la lista per la decisione formale di pubblicazione. Giova comunque nuovamente ricordare che la lista menzionata non è comprensiva di diverse migliaia di situazioni interessate dalla presenza di amianto fortemente agglomerato (p.e. lastre in eternit) rispettivamente di materiali con amianto debolmente agglomerato (p.e. isolazioni di caldaie, sottofondi di coperture di pavimenti in vinilamianto ecc.). Voglia gradire, signor deputato, i sensi della nostra massima stima.
PER IL CONSIGLIO DI STATO
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