Interrogazione  
     
numero 245.08    
data

10 novembre 2008

   
presentata da Fiorenzo Dadò e conf.
documenti correlati risposta del CdS    
       
       

Dopo il mancato aiuto alle regioni periferiche del Ticino, si intende versare 1 milione di franchi alle Stazioni di sci grigionesi e vallesane?

Nell’ultima seduta di Gran Consiglio, il Parlamento ha deciso in larga maggioranza di non aiutare le regioni periferiche, e più precisamente gli Enti locali, le associazioni e i giovani, a mantenere aperte le loro Stazioni di sci, in vista di una ristrutturazione del settore che possa essere la meno traumatica possibile. Questo ha causato sconforto e umiliazione presso le popolazioni che da anni si impegnano, in gran parte a titolo di volontariato, a fornire prestazioni a tutti i ticinesi, attraverso un territorio integro, ben tenuto e a una miriade di altre attività e servizi di qualità ad esso legato.

Ciò nonostante le valli si sono mobilitate come meglio hanno potuto, con coraggio ed esemplare determinazione. La scellerata decisione di bocciare il credito ponte ha causato un danno economico incalcolabile alle zone periferiche, che sarà particolarmente visibile nei prossimi mesi. L’importante utilizzo di già limitati mezzi finanziari che, altrimenti, sarebbero dovuti servire per il risanamento, la ristrutturazione e l’eventuale acquisizione delle Società da parte degli Enti pubblici, vengono oggi impiegati per permettere l’apertura delle Stazioni e quindi mantenere quella piccola ma indispensabile economia ai margini estremi del Ticino. Enti, società, privati, giovani e associazioni di varia natura stanno cercando con tutti i mezzi a loro disposizione di scongiurare la chiusura e permettere quindi alla gioventù ticinese di poter sciare a costi contenuti, alle porte di casa e quindi praticare uno sport popolare e utile anche dal profilo sociale. Non va infatti dimenticato che le possibilità economiche della maggioranza delle famiglie ticinesi è ridotta e sono pochi i fortunati adolescenti che si possono permettere dei lunghi fine settimana nelle costose e rinomate  località della Svizzera interna o dei vicini Grigioni, in compagnia di vip stranieri o opulenti manager russi.

Significativo e commovente è il gesto di una gentilissima anziana signora di origini italiane e di modesto lignaggio, ex frontaliera ed operaia, ora abitante ai confini del Locarnese, che ha telefonato con voce tremebonda per farsi indicare dove portare i soldi, e che avrebbe preso immediatamente il bus per venire di persona a consegnarli. Laconico il commento: senta signore, io sono povera e non ho molti soldi. Ho però 15 euro. Non ho mai sciato. Ho letto sul giornale che avete difficoltà. Mi scusi molto, è poco, lo so. Ma voglio contribuire a fare qualcosa per i giovani, mi dica dove posso venire a consegnarle i miei soldi ...

Sulla scorta del piccolo ma commovente contributo, domenica, aprendo Il Caffè, veniamo a conoscenza di un fatto a dir poco sbalorditivo, qualora corrispondesse al vero, tanto da augurare alla povera ma generosa signora italiana, per l’integrità della sua salute, di non venirne mai a conoscenza. Sul domenicale si leggono cifre a sei zeri che verrebbero spese dall’Ente pubblico per far sciare i nostri giovani in località fuori Cantone. Questo dopo aver speso, con il bene placido di tutti, decine di milioni per gli impianti in Ticino, e dopo aver negato l’aiuto alle comunità periferiche in difficoltà, avvalendosi di una super e costosa perizia (made in Grigioni) che indicava lapidaria che gli sciatori in Ticino sono troppo pochi ... e quindi gli impianti da chiudere! 

Di fronte a queste dichiarazioni della stampa, è d’obbligo una serie di domande al Consiglio di Stato affinché i giovani del Cantone, le comunità periferiche, nonché i contribuenti, siano debitamente informati e possano eventualmente riprendersi dallo choc domenicale:

- Corrisponde alla realtà quanto riferito domenica 10 novembre a pagina 12 del Caffè? 

- A quanto ammonta la cifra a disposizione dalle scuole ticinesi per le settimane bianche? Come viene calcolata?

- Dove è stata spesa questa cifra negli ultimi 5 anni?  E secondo quale criterio? (elenco scuole e rispettive località, nonché alberghi, ostelli ecc.)

- Ci può indicare il Consiglio di Stato, quali sono le iniziative che ha intrapreso in questi 10 anni per far si che gli alunni delle scuole pubbliche ticinesi sciassero con priorità in Ticino? A tale riguardo, sono stati presi contatti con tutte le Stazioni di sci del Cantone per concordare prezzi, offerte ecc? Se no, perché non è stato fatto?

- Visto l’immane impegno degli abitanti delle zone periferiche, delle società, dei giovani, delle associazioni e degli Enti locali, per garantire l’apertura delle loro Stazioni per il prossimo inverno, e (qualora fosse confermata la notizia domenicale a sei zeri) la necessità di porre immediatamente rimedio a questa sbalorditiva situazione, quali concrete e immediate iniziative intende adottare il Governo per “invitare” le sedi delle scuole a far sciare da subito gli allievi in Ticino?

FIORENZO DADÒ
NADIA GHISOLFI-CANEPA - FRANSCELLA -
GUIDICELLI - PEDRAZZINI - REGAZZI - RIZZA