| Interrogazione | |||
| numero | 22.06 | ||
| data |
30 gennaio 2006 |
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| presentata da | Lorenzo Quadri | ||
| documenti correlati | risposta del CdS | ||
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La SSR spegne i trasmettitori analogici: ulteriori spese a carico di alcuni cittadini per ricevere le emittenti di servizio pubblico - una strategia condivisa? La RTSI ha di recente annunciato - cfr circolare del 26 gennaio 06 inviata tra l’altro a tutti i deputati al GC - la disattivazione dei trasmettitori analogici per il 24 luglio 2006. Il prossimo sopraggiungere della disattivazione era peraltro già stato anticipato negli scorsi anni. La conseguenza della disattivazione sarà tuttavia quella che un certo numero di cittadini - una piccola minoranza, secondo la RTSI, ma pur sempre cittadini a pieno titolo e non di serie B - che non dispongono né di allacciamento via cavo, né di parabola satellitare, a partire dal 24 luglio prossimo non potranno più captare TSI1, TSI2, SF1 e TSR1. A meno di acquistare un apparecchio denominato "box DVB-T" del costo, secondo la documentazione inviata dalla RTSI, di 150-250 Fr per i modelli più semplici[1]. Oppure di dotarsi di un allacciamento via cavo o di una parabola satellitare: strade queste, però, che non sempre sono tecnicamente percorribili e che comunque comportano dei costi. L’innovazione penalizzerà dunque principalmente gli abitanti (magari anziani non benestanti) di zone discoste - già di per sé sfavorite - che non sono allacciate alla via cavo. Sta di fatto che un certo numero di cittadini, oltre a pagare il canone radioTV - il cui ammontare è già elevato e decisamente superiore alle medie europee - dovranno nel prossimo futuro, per ricevere le emittenti nazionali, e quindi per usufruire di un servizio pubblico finanziato con soldi dei contribuenti, affrontare una ulteriore spesa, seppur "una tantum": quella relativa all’acquisto del "box DVB-T". Poiché tale ulteriore spesa è imposta dalle decisioni tecniche della SSR, non entusiasma, per usare un eufemismo, il fatto che i costi da essa provocati vengano senza remore scaricati sui cittadini, che come detto già pagano un tutt’altro che irrisorio canone radiotelevisivo. Poiché, insomma, l’acquisto del citato "box DVB-T" è di fatto imposto dalla SSR, sarebbe senz’altro più opportuno che fosse quest’ultima a finanziarlo, evidentemente senza chiedere allo Stato nuovi contributi. Ciò anche in considerazione degli ampi finanziamenti federali di cui beneficia SRG SSR Idée suisse. Secondo la documentazione diffusa dalla stessa RTSI, inoltre, il Ticino sarà la prima regione elvetica dove verranno spenti i trasmettitori analogici, mentre in altre regioni, come il Vallese e Poschiavo, i trasmettitori verranno dismessi solo ad ottobre 2009. Per quel che riguarda i costi, la SSR rileva che il costo del segnale digitale è di gran lunga inferiore di quello analogico. La conseguenza diretta dovrebbe allora essere una qualche diminuzione del canone radioTV, ipotesi cui però non si accenna minimamente. Sembra insomma che l’emittente pubblica riuscirà a risparmiare, senza però che il cittadino ne tragga alcun beneficio (ci si limita a riferire dell’aumento di fantomatiche "applicazioni interattive" legate al digitale). Infine la disattivazione dei trasmettitori analogici rischia di lasciare la Lombardia senza segnale RTSI (vedi al proposito l’appello lanciato su www.daxmedia.net[2], con significativa citazione del critico Aldo Grasso: "E' incredibile: mentre stanno cadendo le barriere fisiche si alzano i confini immateriali. Vediamo la tv di tutto il mondo ma non quella che si fa a due passi da Milano"); ne conseguirebbe una perdita considerevole, per la RTSI, di bacino d’utenza e, di riflesso, di forza contrattuale nei confronti di SRG SSR Idée suisse, con le conseguenze negative facilmente immaginabili (tagli, perdita di posti di lavoro, ecc). Chiedo pertanto al Consiglio di Stato: - Il CdS non ritiene inopportuno che in Ticino (come pure nel resto della Svizzera) un certo numero di cittadini, pagatori di un già elevato canone radioTV, dovranno acquistare a proprie spese un ulteriore apparecchio per poter continuare a ricevere i canali dell’emittente pubblica dopo il 24 luglio 2006? - Se sì, non ritiene il Consiglio di Stato di prendere posizione in questo senso presso la direzione generale SSR? - Non ritiene il CdS che, se il costo del segnale digitale è di gran lunga inferiore a quello analogico, allora il cittadino dovrebbe poterne beneficiare tramite diminuzione del canone? - Come valuta il CdS l’ipotesi di spegnimenti del segnale analogico TSI in Lombardia?
LORENZO QUADRI |