sull'iniziativa
parlamentare 10 dicembre 1990 presentata nella forma elaborata da Carla Agustoni
e cofirmatarie tendente all’istituzione di un Ufficio per la condizione
femminile
1. Premessa
La Commissione della
legislazione, preso atto del fatto che l’iniziativa in discussione, che risale
al lontano 10 dicembre 1990, è stata ripresa, è tornata a occuparsi
dell’argomento con l’obiettivo di evaderla.
Tenuto conto anche
del tempo trascorso e del fatto che con la risoluzione governativa del 24
ottobre 1990 è stata istituita dal Consiglio di Stato la funzione di consulente
per la condizione femminile direttamente dipendente dall’Esecutivo cantonale e
che dal 1993 è in attività la Commissione consultiva istituita con la
risoluzione no. 2497 del 31 marzo 2003, la commissione ha ritenuto di
approfondire l’argomento.
Lo ha fatto sentendo:
- la
rappresentante della Federazione delle Associazioni femminili Ticino Renata
Raggi Scala, nella seduta del 12 dicembre 2003;
- la
consulente per la condizione femminile Marilena Fontaine e la presidente della
Commissione consultiva per la condizione femminile Chiara Simoneschi-Cortesi,
nella seduta del 21 gennaio 2004;
- la
rappresentante del Consiglio di Stato Patrizia Pesenti per conoscere la sua
attuale posizione in merito a tutta la tematica della condizione femminile nella
seduta del 16 febbraio 2005.
2. Condizione femminile e pari
opportunità
La problematica della
condizione femminile è da decenni tema di discussione e di iniziative politiche,
sfociate in norme costituzionali e di legge federali e cantonali,
Le principali tappe di questo processo a
livello federale si possono riassumere nelle seguenti date:
1976: istituzione da parte del
Consiglio federale della Commissione federale per le questioni femminili, con
compiti di ricerca e analisi della condizione femminile;
1981: approvazione dell’articolo
costituzionale sulla parità tra uomo e donna, che prevede che in ogni ambito
della società sia realizzata non solo la parità di diritto ma anche quella di
fatto tra uomo e donna;
1996: emanazione della legge
federale sulla parità dei sessi che ha creato la base legale per la messa in
cantiere da parte della Confederazione di un programma annuale di progetti per
realizzare la parità di fatto nel mondo del lavoro con la messa a disposizione
di un budget di 3 o 4 milioni per progetti mirati.
In questo contesto si
inseriscono una serie di modifiche legislative in materia di diritto
matrimoniale, di fiscalità, di rendite AVS tese a parificare i diritti della
donna a quelli dell’uomo.
A livello cantonale l’art. 7 della
Costituzione cantonale, ai cpv. 2, 3 e 4 stabilisce che:
-
donne e uomini sono uguali
davanti alla legge;
-
per lavoro di pari valore
donne e uomini ricevono retribuzione uguale;
-
nelle leggi e nell’attività
dello Stato le parole che si riferiscono all’uomo in genere intendono
comprendere sia le donne che gli uomini.
Sul piano della
parità di diritti della donna si sono certo fatti negli ultimi anni passi
importanti in avanti. Ciò vale in particolare per l’aspetto dei diritti formali.
Ma questo non significa ancora che tutta la problematica, non tanto della
condizione femminile, ma delle pari opportunità fra uomo e donna possa essere
considerata risolta. Anzi.
Infatti in una sua pubblicazione l’Ufficio
federale di statistica rileva che:
- la parità tra uomo e
donna è in una fase di stallo,
- permangono importanti
ritardi per le donne nel settore della formazione,
- le donne sono
svantaggiate sul lavoro,
- le differenze salariali
tra uomo e donna, a parità di formazione, sono dell’ordine del 20% circa,
- le madri di famiglia,
per mancanza di strutture e di sostegni finanziari, incontrano forti difficoltà
per continuare a essere attive professionalmente o per reinserirsi, dopo essersi
occupate della cura dei figli nell’attività professionale,
- il lavoro domestico e
familiare resta ripartito in modo disuguale.
Sono queste
constatazioni che indicano come un servizio pubblico che analizzi la situazione
delle donne e i loro problemi, svolga opera di sensibilizzazione non solo
all’interno dell’amministrazione ma nella società, coordini i progetti e le
iniziative per concretizzare il principio delle pari opportunità ha ancora una
sua funzione affinché le disposizioni costituzionali federali e cantonali siano
concretizzate.
3. Richieste e iter dell’iniziativa
parlamentare
L’iniziativa parlamentare in esame risale al
10 dicembre 1990. Con la stessa si chiedeva:
- l’istituzione nel Cantone
di un Ufficio per la condizione femminile;
- a tale scopo presentava una
proposta di testo di legge redatto in forma elaborata di 8 articoli con i quali
si dava la definizione (art. 1), si definivano i compiti (art. 2), i diritti
(art. 3), i mezzi d’azione (art. 4), gli emolumenti (art. 5) e si prevedeva
l’istituzione di una commissione consultiva (artt. 6 e 7).
L’iniziativa,
richiamando l'art. 4 cpv. 2 della Costituzione federale e l’allora art. 3 della
Costituzione cantonale riguardanti appunto la tematica della parità uomo-donna,
si rifaceva alla decisione del Gran Consiglio del 21 febbraio 1989 che approvava
la cosiddetta iniziativa 8 marzo per la creazione di un Ufficio per la
condizione femminile e invitava il Consiglio di Stato a dar seguito al mandato
di istituire detto Ufficio.
L’iniziativa ha avuto un iter alquanto
contorto, al punto che dopo 15 anni non è stata ancora evasa. Le tappe
principali di quell’iter possono così essere riassunte:
- discussione
in Commissione della legislazione durante le sedute del 19.6.1992, del 5.3.1993
e del 17.2.1995;
- presentazione
il 24 febbraio 1995 di un rapporto con il quale si approvava il principio
dell’istituzione di un Ufficio per la condizione femminile e si proponeva un
proprio testo quale controprogetto all’iniziativa;
- il
testo del controprogetto era ricavato da quello proposto al Consiglio di Stato
dalla Commissione consultiva per la condizione femminile del 21 ottobre 1994,
rapporto al quale l’Esecutivo cantonale non ha mai dato seguito;
- la
Commissione della legislazione discuteva ancora dell’oggetto nelle sedute del
19.5.1995 e del 13.6.1995. Il rapporto sarà firmato da 9 commissari, di cui uno
con riserva;
- il
rapporto della Commissione delle legislazione non ha avuto nessun seguito
pratico;
- l’iniziativa
è rimasta così fra le pendenze per essere ripresa nel 2003.
I motivi dello
stallo sono da individuare oltre che nel fatto che nel frattempo si era giunti
alla fine della legislatura 1991/1995 nella posizione del Consiglio di Stato
avversa alla costituzione di un Ufficio per la condizione femminile.
4. La posizione del Consiglio di
Stato
Dopo che, come ricordato, il Gran Consiglio
aveva approvato all’unanimità l’iniziativa 8 marzo che chiedeva l’istituzione di
un Ufficio per la condizione femminile invitando il Consiglio di Stato a darvi
seguito e il 2 maggio 1989 la Commissione per lo studio della condizione
femminile, istituita il 5 marzo 1985 dallo stesso Consiglio di Stato, aveva
presentato il suo rapporto con il quale proponeva tra l’altro "l’istituzione
di un Ufficio cantonale della condizione femminile e relativa Commissione
consultiva sul modello adottato dal Cantone del Giura", rapporto reso
pubblico l’8 marzo 1990, l’Esecutivo cantonale il
- 24.10.1990
decideva di istituire la consulente per la condizione femminile,
- 08.03.1991
nominava a quella funzione l’avv. Marilena Fontaine,
- 31.03.1993
istituiva la Commissione consultiva per condizione femminile, al quale dava tra
l’altro mandato di presentare un rapporto in merito alla questione della
creazione di un Ufficio per la condizione femminile.
- Rapporto
che la Commissione presentava appunto il 21 ottobre 1994, proponendo di nuovo
l’istituzione dell’Ufficio tramite una legge speciale. Alle proposte del
rapporto il Governo non ha dato seguito.
La scelta del Consiglio di Stato di non dar
seguito sia alle decisioni del Gran Consiglio, sia alle proposte della
Commissione consultiva per la condizione femminile portavano allo stallo
nell’iter dell’iniziativa in discussione per la divergenza fra le posizioni del
Legislativo e del Governo. Divergenze che si possono così riassumere:
-
la Commissione della
legislazione accettando con il suo rapporto del 24.2.1995 nella sostanza
l’iniziativa Agustoni, ma con modifiche al testo di legge proposto, voleva
istituire un apposito Ufficio, inserito nell’amministrazione cantonale con
compiti definiti dall’apposita legge,
-
il Consiglio di Stato
riteneva invece sufficiente la funzione di consulente permanente senza apposita
legge in quanto più flessibile e più incisiva.
Fra le altre ragioni
che possono spiegare la scelta di allora del Consiglio di Stato vanno
citate la paura che l’Ufficio istituito con apposita legge finisse per svolgere
un ruolo politico autonomo e le preoccupazioni per gli aspetti finanziari.
La rappresentante del
Consiglio di Stato Patrizia Pesenti prendendo posizione nella seduta del 16
febbraio 2005 sul documento di lavoro elaborato dalla Commissione della
legislazione quando nel 2003 aveva deciso di riprendere l’esame dell’iniziativa
parlamentare ha riconfermato la sua precedente decisione. In sostanza ha
confermato che non ritiene necessario adottare una specifica legge in materia e
che la scelta fatta di nominare la consulente per le questioni femminili
coadiuvata dalla Commissione consultiva è ancora da considerare valida. Questo
alla luce del lavoro svolto e dei risultati raggiunti.
Ha inoltre aggiunto
che nel quadro dell’esame della revisione dei compiti dello Stato anche la
funzione in questione rientra tra quelle da riesaminare.
In ogni caso un suo
potenziamento è da escludere essenzialmente per ragioni finanziarie.
5. L’attività della consulente e
della commissione consultiva
La consulente per la
condizione femminile entrata in funzione nel 1991 è subordinata direttamente al
Consiglio di Stato. L’effettivo del servizio è di 1,5 posti suddivisi fra la
consulente e la segretaria amministrativa. Ha a disposizione per onorari e spese
per consulenze e incarichi un importo annuo di fr. 8'000.-.
Come risulta dal
rapporto trasmesso alla Commissione, i compiti della consulente definiti nella
risoluzione governativa del 24 ottobre 1990 non sono mai stati modificati dal
profilo giuridico.
Secondo gli stessi la consulente deve:
-
consigliare autorità e
privati,
-
mantenere i contatti con il
pubblico e con le organizzazioni che si occupano della condizione femminile,
-
partecipare all’elaborazione
di normative per la parità dei sessi,
-
raccogliere documentazione,
effettuare inchieste e studi sulla situazione della donna e raccomandare misure
idonee ad autorità e
privati,
-
curare i contratti
intercantonali e con l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra uomo e donna.
Inizialmente
immaginata per occuparsi della condizione della donna nell’amministrazione
pubblica, la sua attività con gli anni si è molto diversificata e ha toccato
cerchie molto più larghe.
Così accanto alle
attività svolte nei settori di sua competenza indicati sopra ha sviluppato
iniziative di carattere tematico nei settori della formazione, dell’attività
professionale, della parità nel diritto, della violenza sulle donne, dalla
famiglia, del matrimonio e del divorzio. Ha inoltre coordinato per il Ticino, in
collaborazione con le associazioni femminili, i programmi federali avviati nel
quadro delle attività dell’Ufficio federale per la parità uomo- donna.
Programmi che,
occorre ricordarlo, sono finanziati dalla Confederazione e non comportano oneri
a carico del Cantone. Anzi contribuiscono al finanziamento delle attività del
servizio cantonale.
Quanto alla Commissione consultiva per la
condizione femminile, istituita nel 1993, oltre a sostenere l’attività della
consulente è stata attiva:
-
nell’organizzazione di
giornate di studio, dibattiti, e manifestazione di sensibilizzazione sulla
condizione femminile;
-
nella promozione di
manifestazioni culturali, teatri, rassegne cinematografiche, mostre;
-
nel promuovere progetti volti
a sostenere le donne in difficoltà;
-
nella pubblicazione di studi e
indagini su vari aspetti della condizione della donna.
Si può senz’altro
dire che nonostante le risorse umane e finanziarie esigue la consulente e la
Commissione consultiva per la condizione femminile hanno svolto in questi anni
un’intensa attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione
femminile dentro e fuori dell’amministrazione.
6. Le audizioni della commissione
Come detto
all’inizio, la Commissione della legislazione prima di pronunciarsi sul seguito
da dare all’iniziativa in discussione - ritenerla superata e proporre di
archiviarla oppure proporre in qualche modo di darle seguito integralmente o con
semplici raccomandazioni all’indirizzo del Consiglio di Stato - ha ritenuto
opportuno ascoltare la rappresentante della Federazione delle associazioni
femminili, la stessa consulente per la condizione femminile e la presidente
della Commissione consultiva per la condizione femminile.
Due sostanzialmente i quesiti sottoposti
alle persone interessate:
-
essere informati
sull’attualità della problematica della condizione femminile in Ticino alla luce
dei risultati fin qui ottenuti,
- conoscere la loro opinione
sulla necessità o l’opportunità di riproporre o meno l’istituzione di un Ufficio
per la condizione femminile o per le pari opportunità.
In sintesi le tre audizioni possono così
essere riassunte:
- per
la rappresentante della Federazione Associazioni Femminili Ticino (FAFT)
l’attività della consulente e della Commissione consultiva con le quali
l’associazione ha sempre collaborato è considerata positiva e va lodata.
Malgrado il lavoro svolto ancora molto rimane da fare. Più che di condizione
femminile ora occorre parlare e occuparsi di pari opportunità. Se al momento non
ritiene opportuno istituire un Ufficio per la condizione femminile o per le pari
opportunità, tuttavia ritiene che "il servizio esistente possa essere rivisto
e ristrutturato: dopo undici anni sarebbe opportuno affidargli nuovi compiti e
chiarirne le competenze". Sarebbe inoltre necessario assicurare "un
finanziamento più importante";
- per la consulente per la
condizione femminile che "considera la risoluzione governativa del 1990
istituente la funzione della consulente per la condizione femminile una base
legale piuttosto scarna" sarebbe "utile una base legale solida, che
rafforzi l’attività del servizio svolto dalla Consulente e che indichi
chiaramente le pari opportunità come compito dello Stato". Sarebbe inoltre
utile "dotare detto servizio di maggiori risorse finanziarie". Considera
infatti "insufficiente un budget di 8000.- franchi annui" visto che
"vi sono altri servizi dell’Amministrazione cantonale che svolgono lavori
analoghi, ma con budget più elevati". Il servizio ha sempre chiesto un
budget di almeno 30'000.- franchi;
- per
la presidente della Commissione consultiva per la condizione femminile la
necessità di un Ufficio per le pari opportunità è "ancora più sentita
rispetto al passato". Anche lei ritiene sia "necessaria una base legale
che dica che nel Cantone Ticino, in base alla Costituzione federale e cantonale,
nonché alla Legge federale sulla parità dei sessi, vi è un’unità amministrativa
che svolge compiti legati alle pari opportunità". La strada da seguire
sarebbe la rielaborazione del testo di legge "annesso al rapporto
commissionale del 1995 indicando i compiti e gli obiettivi della consulente,
nonché semplificandolo". Ritiene che "portare avanti le pari opportunità
è un compito importante, per cui è necessaria una legge". Così come
"nonostante la situazione finanziaria in cui si trova il Cantone, non ritiene
dignitoso non garantire i mezzi finanziari per svolgere un compito importante
quale quello delle pari opportunità".
Dalle tre citate audizioni sono emerse
chiaramente le seguenti indicazioni:
1. nonostante
i progressi fatti nel campo della condizione femminile molto rimane ancora da
fare in specie per quanto riguarda la parità di fatto oltre che quella di
diritto;
2. più
che di servizio per la condizione femminile occorrerebbe ora parlare di servizio
per le pari opportunità;
3. per
l’adempimento dei disposti costituzionali e di legge sarebbe opportuna una
base legale ma, in ogni caso, almeno una migliore definizione dei compiti
dell’attuale servizio della consulente per la condizione femminile da ampliare
al campo delle pari opportunità.
7. Le valutazioni della Commissione
Sulla base delle
considerazioni fin qui fatte e delle indicazioni emerse dalle audizioni la
problematica della condizione femminile, vista in particolare nell’ottica delle
pari opportunità, appare tutt’ora d’attualità e l’opera di sensibilizzazione più
che necessaria.
Di particolare importanza e interesse per il
Cantone appare in ogni caso il coordinamento:
-
delle iniziative delle
associazioni femminili in materia di parità uomo-donna e di parità delle
opportunità,
- delle
iniziative e dei progetti mirati federali, che la Confederazione finanzia e che
costituiscono un’occasione concreta, senza oneri per il Cantone, per perseguire
gli obiettivi costituzionali sulla parità uomo-donna e sulle pari opportunità
Da questo punto di
vista l’iniziativa parlamentare, almeno nei suoi obiettivi e principi, non può
essere considerata superata.
La Commissione ritiene però che:
- tenuto
conto di quanto l’attuale servizio della condizione femminile assistito dalla
Commissione consultiva ha fatto e ancora potrà fare, in particolare nei compiti
di coordinamento delle iniziative delle associazioni femminili e soprattutto dei
progetti mirati finanziati dalla Confederazione,
- della
posizione del Consiglio di Stato contraria all’adozione di una legge speciale in
materia in vista dell’istituzione di un Ufficio per le pari opportunità,
- dell’ipotesi
allo studio nel quadro del riesame dei compiti dello Stato di una possibile
revisione del mandato dell’attuale servizio
non si giustifichi
l’accettazione integrale delle richieste dell’iniziativa Agustoni e in
particolare l’adozione di una specifica legge.
8. Impostazione aggiornata di ruolo,
funzione e attività della consulenza per la condizione femminile
Nel frattempo,
nell’ambito della discussione sulla revisione dei compiti dello Stato, il
Consiglio di Stato ha proceduto, come comunicato nella seduta della Commissione
del 16 febbraio 2005, a riesaminare impostazione, ruolo, funzione e attività
della consulenza per la condizione femminile. Ciò anche alla luce delle
considerazioni contenuto nel documento di lavoro della Commissione della
legislazione che gli era stato trasmesso per valutazione.
Con la risoluzione no. 2860 del 10 giugno
2005 ha risolto quanto segue:
1. di integrare l’unità della consulente
per la condizione femminile presso la Cancelleria nell’ "Area della
comunicazione elettronica e della documentazione",
2. di istituire all’interno della stessa
l’"Ufficio della legislazione delle pari opportunità"
sotto la responsabilità dell’attuale consulente per la condizione
femminile.
L’attuale funzione di
consulente per la condizione femminile viene trasformata, così come auspicato
dalla nostra commissione, in quella di "delegata per le pari opportunità".
L’Ufficio e di conseguenza la sua responsabile riprendono anche parte dei
compiti del Centro di legislazione e di documentazione.
Come delegata per le pari opportunità la
nuova impostazione prevede che siano assegnate le seguenti attività:
- cura dei contatti con le
organizzazioni che si occupano delle pari opportunità,
- partecipazione all’elaborazione di
normative, direttive e raccomandazioni,
- raccolta documentazione,
promozione, coordinamento, sostegno ed esecuzione di studi ed indagini e
raccomandazioni di misure adeguate,
- sensibilizzazione ed informazione
delle Autorità e della cittadinanza su temi e problemi che interessano le pari
opportunità,
- consulenza nei diversi settori che
interessano le pari opportunità, coordinandola dove fosse necessario con gli
altri servizi dell’Amministrazione cantonale,
- mantenimento dei contatti con i
servizi degli altri Cantoni e della Confederazione,
- gestione del segretariato della
Commissione per le pari opportunità,
- ricezione dai Dipartimenti per
esame e preavviso degli atti che interessano il suo campo di attività.
Alla luce delle
decisioni e delle disposizioni della citata risoluzione del Consiglio di Stato
si può ritenere che pur con una nuova impostazione e collocazione il servizio di
consulenza per la condizione femminile viene mantenuto.
Positiva è la sua
trasformazione, come da noi richiesto, in servizio per le pari opportunità, ciò
che permette di allargare i compiti non più solo all’Amministrazione cantonale
ma più in generale, come del resto già avveniva, al Paese.
Opportuna è anche la
disposizione che prevede che la delegata alle pari opportunità si occupi di
mantenere i contatti con gli analoghi servizi degli altri Cantoni e in
particolare con la Confederazione. Come sottolineato in questo rapporto è
importante non perdere la possibilità di usufruire degli aiuti federali per le
attività legate alla condizione femminile e alle pari opportunità. A maggior
ragione in considerazione di quanto in materia di parità uomo- donna e di pari
opportunità resta ancora da fare per concretizzare completamente i dispositivi
costituzionali.
Pure mantenuta la
Commissione consultiva.
Qualche perplessità
ha sollevato l’assegnazione all’Ufficio in questione di parte dei compiti del
Centro di legislazione. Questo nella misura in cui l’abbinamento delle due
funzioni potrebbe far sorgere problemi relativi al tempo di lavoro dedicato per
l’una o l’altra delle funzioni.
La Commissione
raccomanda alla Cancelleria di voler seguire attentamente l’entrata e
l’implementazione del nuovo servizio e di adottare, se del caso, precise
direttive all’intenzione del servizio affinché l’esecuzione dei compiti del
Centro di legislazione non vada a detrimento dei compiti come delegata alle pari
opportunità.
Con questa riserva
la Commissione ritiene di poter condividere la nuova impostazione del servizio
per le pari opportunità.
9. Conclusioni
In conclusione la
Commissione della legislazione propone al Gran Consiglio:
- di
non dar seguito alla richiesta dell’iniziativa di adottare una legge per
istituire un Ufficio per la condizione femminile,
- di
prendere atto della nuova impostazione decisa dal Consiglio di Stato della
consulenza per la condizione femminile integrata nel nuovo "Ufficio della
legislazione e delle pari opportunità" facente parte dell’ "Area della
Comunicazione elettronica e della documentazione",
- di
prendere atto che la nuova impostazione in larga parte accoglie le
considerazioni e le richieste del presente rapporto assicurando anche in futuro
un servizio per la condizione femminile con una migliore definizione delle sue
attività, ampliate alla promozione delle pari opportunità e assicurando nel
contempo il coordinamento dei progetti mirati federali, finanziati dalla
Confederazione.
Per la Commissione
della legislazione:
Werner Carobbio, relatore
Bobbià - Dafond - Duca Widmer - Fiori -
Ghisletta D. - Jelmini - Mellini (per le conclusioni) -
Pedrazzini - Quadri (per le conclusioni) - Vitta